6 MARZO 2016 - Elvira Pavesi, CROMOEMOZIONI

Come un equilibrista sul tetto del mondo, non temo di cadere, mi concentro sul mio andare avanti e intanto mi godo la vista di un incantevole panorama
A. Vanligt

Viene in mente il poeta dei social network quando si pensa a Elvira Pavesi, per quel suo modo di districarsi con fare acrobatico e al contempo elegante tra i mille impegni di lavoro e famiglia e la sua passione per la fotografia, che non si limita unicamente alla produzione di immagini ma si spinge alla presidenza del Circolo Fotografico Cizanum.
Ma è proprio in veste di Fotografa che esce fuori il suo animo acrobatico. Le sue foto non sono mai scontate, proprio come il percorso dell’acrobata che assaggia con la punta dei piedi il vuoto sotto la corda fissata tra i pali dell’ovvio.
E allora, con passi briosi alternati a mezze capriole, cattura il fiato di chi la osserva con il naso all’insù, sorprendendo con esplosioni di colore che lei spesso ama ingabbiare in geometrie rigorose, come se stesse scrivendo la grammatica della fantasia.
Quando poi credi di aver capito il suo percorso e azzardi un pronostico sulla sua prossima mossa, ecco che lei ti spiazza di nuovo, piroettando su sé stessa per interpretare a modo suo temi che per altri fotografi sono spesso una trappola colma di banalità.

4 OTTOBRE 2015 - Barbara Miele, SUONI DI LUCE

Rappresentare uno dei cinque sensi - l’udito – tramite l’armonia della musica e gli strumenti che la generano, utilizzando un altro dei cinque sensi - la vista - attraverso la scrittura con la luce.
Nasce con questo obiettivo il lavoro di Barbara Miele, fotografa amatoriale alla sua prima esperienza espositiva ma con una passione di lunga data per la fotografia. L’idea scaturisce dall’amore altrettanto grande per la musica classica, che le ha ispirato le immagini del progetto SUONI DI LUCE, realizzate presso la Scuola Civica di Liuteria di Milano.
SUONI DI LUCE è un viaggio in bianco e nero nel mondo della musica, che trova negli strumenti ad arco la sua espressione più raffinata. Ecco quindi l’esigenza di dare forma all’impalpabilità dei suoni cristallizzandoli attraverso le immagini degli strumenti che la generano, partendo dal certosino lavoro dei liutai fino ad arrivare ai virtuosi dell’archetto che ne estraggono l’anima.
Due sensi, una sola emozione.