4 FEBBRAIO 2018 - GIOVANNI PAOLINI - PRETESTI

Pretesti

… e sorge il dubbio: immagini troppo simili o troppo diverse?.
L’una e l’altra cosa insieme.
Diverse tra loro per la natura eclettica ed istintiva dell’autore, eppure simili per la forza evocativa che ognuna di esse riesce a trarre da pretesti creativi.
Ri-conoscimento, attitudine all’oggetto e astrazione sono i presupposti sui quali si basa il visibile di queste immagini, mentre l’invisibile è citato come sensazione, come oggetto traslato che appartiene tanto a se stesso quanto al suo simbolo.
La verità di queste foto-grafie in biancoenero risiede tra l’oggetto come materia e l’intuizione di ciò che sta oltre, senza compromessi decorativi.
L’approccio tra Paolini e gli oggetti è di poetica ingenuità, di commozione non distratta da parole né da speculazioni inutili; l’autore appare come lucido costruttore di immagini per le quali una parola è di troppo, un segno in più … inutile.
Cercare la casualità per non lasciare nulla al caso.
Questo sembra essere lo scopo che motiva l’autore, così immediato nell’impossessarsi di oggetti “trovati” per condurli (da paziente alchimista) fino in fondo al viaggio della visione, sicchè divengano eloquenti.Qui emerge l’abilità di Paolini nel seguire ogni immagine sino alla fase di stampa, spesso con decisi tagli all’inquadratura; è una dedizione quasi esasperata ma necessaria al fine di ottenere da uno “scatto” valido, un’immagine comunicativa e sincera quanto ci appare osservandola.
Certamente sono fotografie da guardare, parlarne è già difficile quanto lo è aggiungere dati a qualcosa già risolto, è disturbarne l’equilibrio, perderne la sintonia, e di fronte a queste immagini mi piace dire che nulla va detto, certamente è meglio “ascoltarle”.
Emilio De Tu

(leggi comunicato stampa in PDF)

 

1 OTTOBRE 2017 - ROBERTO POLILLO - FUTURE CITY

Roberto Polillo - Future City

Con le immagini di “Future City”, anteprima di un progetto più ampio e di grande respiro tuttora in corso realizzato con tecnica ICM – Intentional Camera Movement, Roberto Polillo ci proietta nella città di domani attraverso una selezione di fotografie scattate in alcuni dei centri urbani in più rapida trasformazione nel mondo. Le immagini - realizzate a New York, Miami, Mexico City, Milano, Abu Dhabi, Dubai e Hong Kong - sono esposte in mostra come se gli edifici ritratti appartenessero a un'unica grande città che le rappresenta tutte, un agglomerato che è nello stesso tempo sintesi, espressione e manifesto delle tensioni culturali, identitarie, estetiche e architettoniche che caratterizzano l’immaginario urbano dell’uomo contemporaneo.

(leggi comunicato stampa in PDF)

 

11 GIUGNO 2017 - RENATO ROGNONI MYANMAR

Myanmar (Birmania) - preghiera, mitezza, tenacia

Preghiera, mitezza e tenacia sono la triade perfetta per descrivere il popolo birmano.
“Ming-guh-la-ba” (buongiorno) e subito i volti della gente, coperti di “thanaka”, (una pasta
gialla ricavata dalla corteccia di un albero), si aprono in un timido sorriso.
E’ il Buddismo che permea la vita stessa del popolo e assurge a vero proprio stile di vita
con ritmi lenti, carattere mite e gentilezza.
Ogni birmano è stato o sarà monaco almeno per un breve periodo della propria vita.
Un popolo di grande spiritualità che seguendo gli insegnamenti del Buddha deve rifuggire
dal desiderio, dalla passione dalla cupidigia e dall’invidia. Un popolo che nonostante la estrema povertà copre d’oro le pagode e i suoi buddha.
E’ questo stesso popolo che, in mezzo secolo di feroce dittatura non affievolisce mai la speranza di libertà e democrazia. Si stringe invece attorno alla sua “Lady” – Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e lotta pacificamente ma tenacemente fino ad ottenere nel
2015 libere elezioni.
Un reportage di persone, sguardi, sentimenti e luoghi che si insinua tra i monaci buddisti e tra la gente comune e li ritrae nelle loro attività quotidiane, nella preghiera e in meditazione.

(leggi comunicato stampa in PDF)

 

2 APRILE 2017 - DIEGO SPERI - INSTANTS DE PARIS

Parigi tra forma e poesia
Noi che tanto l’amiamo, ben conosciamo quanto sia magica quella “scatola di latta” (la fotocamera, come a suo tempo la definì il grande pittore William Turner) che ci permette di navigare nel mare del tempo, dipingendolo di forma e poesia.
Forma e poesia, parole che ben si addicono alle immagini di Diego Speri, che ci trasporta come per incanto nella Parigi romantica degli umanisti francesi (Willy Ronis, Robert Doisneau, Cartier Bresson e molti altri ancora), reinterpretando magistralmente le atmosfere di quegli anni, facendoci compiere un salto nel tempo di quasi mezzo secolo.
Come poesia ci appare quella signora, che indossa un’improbabile pelliccia, perplessa e in attesa, in un angolo della città che non avresti mai pensato potesse ancora esistere. Come poesia quella coppia di innamorati che si baciano, soli, quasi in un set di un film di Jean Renoir con la voce di Edith Piaf a far da sottofondo musicale.
Come forma ci appaiono le architetture futuriste che pervadono lo scenario della metropoli francese, proiettando ombre geometriche e facendo trapelare profili di anonimi passanti e i bambini che giocano tra strutture cilindriche zebrate e i cristalli e le travate di vetro e acciaio che tracciano trame e descrivono contorni che rinnovano il volto della Parigi del nostro tempo